Monellina? No grazie!

Monellina? No grazie!

La monellina è una sostanza migliaia di volte più dolce dello zucchero che si estrae dalla bacca di una pianta selvatica africana, la “bacca della serendipità”. Non era entrata nel business dei dolcificanti perché il suo sapore dolce viene disattivato dal calore. Oggi i biologi molecolari, con tecniche di ingegneria genetica, sono riusciti a modificarne la molecola rendendola ancora più dolce e, soprattutto, resistente al calore. Entrerà quindi nel mercato degli obesi e dei diabetici; già la fanfara pubblicitaria si è attivata prima ancora che la si trovi in farmacia e ci si aspetta un nuovo trionfo del paradigma tecno-economico della prevenzione, come l’aspartame (170 volte più dolce dello zucchero) e il sucralosio (600 volte più dolce). Il problema è che questa roba non fa bene alla salute. Gli studi epidemiologici sugli effetti delle bevande “zero” mostrano che chi le beve si ammala di più di sindrome metabolica e diabete (Fagherazzi G 2013 Am J Clin Nutr 97:517.; Nettleton JA 2009 Diabetes Care 32:688; Gardener H 2012 J Gen Intern Med 27:1120). . Quando è stato pubblicato il primo studio avevamo pensato che la ragione fosse che chi beve queste porcherie mangia anche altro cibo spazzatura. Invece no, studi successivi molto ben controllati per stile alimentare complessivo, hanno dimostrato che l’effetto persiste a parità di cibo spazzatura. Ma come farebbero queste bevande a causare il diabete se non contengono zucchero né calorie? Verosimilmente il meccanismo è che sentiamo il gusto dolce anche nell’intestino, e quando ingeriamo anche una minima dose di queste sostanze enormemente dolci, l’intestino spalanca le porte per assorbire il glucosio. Se con il caffé mangiamo anche un cornetto la glicemia salirà di più se abbiamo dolcificato il caffé con la monellina che se lo avessimo dolcificato con lo zucchero o se non lo avessimo dolcificato. La strada della prevenzione è un’altra, quella di abituarci a gusti meno dolci.