Cos'è la Cucina Macromediterranea

Il termine Cucina Macromediterranea® è un neologismo che evoca un temine sempre più usato in ambito scientifico: mediterrasian diet, che si riferisce all’integrazione di dieta mediterranea e asiatica, le diete dei popoli più longevi al mondo (in Italia, in Grecia e in Giappone). Il termine, coniato nel 2016 dall’associazione La Grande Via, nasce con l'obiettivo di valorizzare la nostra cucina mediterranea tradizionale, integrandola con la filosofia dell’energia del cibo propria della tradizione macrobiotica.

Sia la cucina mediterranea tradizionale sia la filosofia macrobiotica sono entrambe in linea con le raccomandazioni WCRF (Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro).

La dieta mediterranea tradizionale

La dieta (intesa in senso più ampio, anche come stile di vita) mediterranea tradizionale si riferisce a ciò che si mangiava e a come si viveva fino a circa un secolo fa, quando, con tutta probabilità non a caso, non erano diffuse le problematiche odierne di obesità e malattie degenerative.

A identificare e definire questa dieta fu (paradossalmente) un americano, Ancel Keys, professore biochimico dell’Università del Minnesota, trapiantato a Pioppi Pollica, nel Cilento, luogo celebre per la longevità dei suoi abitanti. Negli anni ’50 il prof. Keys si fece promotore del programma di ricerca SevenCountriesStudy e di altre ricerche da cui derivò il libro che scrisse a quattro mani con la moglie Margaret "La dieta mediterranea: come mangiare bene e stare bene" (pubblicato la prima volta nel 1975), coniando quel nome felice che identifica uno stile alimentare universalmente riconosciuto come elisir di lunga vita (il fatto che Keys sia morto nel 2004, all’età di 101 anni, pare dimostrarlo).

Di fatto, Keys si rese conto che nella regione Campania, diversamente da quanto avveniva in America, i casi di infarto non erano statisticamente significativi e dedusse che le condizioni ambientali, e soprattutto la dieta, fossero la causa di tale differenza.

I grandi studi prospettici condotti in Europa e negli Stati Uniti, che hanno reclutato centinaia di migliaia di volontari e li seguono nel tempo per valutare le differenze di abitudini alimentari fra chi si ammala e chi no, hanno coerentemente mostrato che una dieta ricca di cereali integrali, legumi, semi oleaginosi, verdure e frutta, e occasionalmente pesce e carni bianche, come la dieta mediterranea tradizionale, è associata a un minor rischio di infarto, di cancro, di malattie croniche dell'apparato respiratorio, del sistema nervoso, dell'apparato digestivo e del sistema immunitario; è associata anche a un minor rischio di sviluppare varie patologie quali diabete, malattie cardiocircolatorie (in particolare ictus), tumori.

La tradizione mabrobiotica

Dalla millenaria tradizione macrobiotica deriva una lettura “energetica” degli alimenti, in termini di Yin e Yang e, a livello pratico, l’introduzione di alcuni ingredienti “terapeutici”, particolarmente salutari, non presenti nella cucina mediterranea tradizionale, come il miso, le umeboshi e condimenti come tamari e shoyu (vedi sezione Dispensa). Anche se provengono dalla tradizione orientale, questi alimenti sono preparati con ingredienti del nostro clima (la soia è un legume coltivato anche in Italia, paragonabile ai fagioli, che furono importati a seguito della scoperta dell’America) e ora vengono prodotti anche in Italia. Questi cibi ci aiutano notevolmente a migliorare la nostra salute, equilibrando un'alimentazione prevalentemente vegetale (più Yin) con la loro qualità salata (più Yang). Tuttavia è bene specificare che gli effetti benefici di questi ingredienti saranno tali solo a patto di limitare al massimo o eliminare altri alimenti estremamente Yang assai diffusi nella nostra quotidianità, come salumi, carni rosse, formaggi.

Potrebbe risultarci difficile introdurre questi ingredienti propri della tradizione giapponese nella nostra alimentazione, in quanto un po’ differenti (nel sapore e nelle modalità di utilizzo) dalla nostra cultura mediterranea. Proviamo a superare le iniziali resistenze cogliendo i frutti di questa tradizione millenaria, che possiamo imparare ad apprezzare, integrandoli e facendo evolvere la nostra cucina.

Potremo godere di nuovi sapori e di meravigliosi effetti sul nostro organismo, mentre compiamo una scelta sostenibile per l’ambiente.