L’intestino ha bisogno di cure

Il 15% della popolazione è cronicamente stitica. Le cause sono soprattutto alimentari, ma intervengono anche altri fattori come lo stress, la scarsa attività fisica, l’ansia e la depressione.

Come sta il nostro intestino?

“Felicità è fare una bella cacca”

Il 15% della popolazione è cronicamente stitica, circa il 20% delle donne e il 10% degli uomini, e la prevalenza aumenta negli anziani. Un’ulteriore frazione della popolazione, probabilmente oltre il 10%, è occasionalmente stitica, ad esempio quando è costretta a cambiamenti di abitudini.

È una delle principali cause dello scadimento della qualità di vita nella civiltà moderna. Non si può essere felici se non si fa la cacca.

Si definisce “normale” una frequenza di evacuazioni fra tre alla settimana e tre al giorno. Sarà pure normale, cioè la norma, ma non è giusto.

Giusto è tutte le mattine, meglio fra le sei e le otto, quando l’energia dell’intestino crasso, secondo la medicina tradizionale cinese, è al suo massimo.

I medici si occupano poco dell’intestino, prescrivono lassativi per la stitichezza senza interrogarsi sulle cause. Invece dovrebbero occuparsene, perché la stitichezza è un indicatore di rischio per lo sviluppo di malattie croniche.

Che cosa emerge dagli studi scientifici

Un grande studio americano che ha seguito per 10 anni oltre 3 milioni di uomini, di cui 238.000 sofferenti di stitichezza, ha riscontrato che questi ultimi morivano di più (+12%), soprattutto di ictus ischemico (+ 19%) ma anche di malattia coronarica (+11%).

Le cause sono soprattutto alimentari: da un lato l’eccesso di sale, di carni, specie di salumi, e di formaggi salati e stagionati (cibi molto yang che causano una stitichezza yang, vale a dire feci secche, dure, dolorose da evacuare), dall’altro l’eccesso di zuccheri, farine raffinate, pasticceria (cibi yin che causano stitichezza yin, scarso tono e motilità intestinale, con feci poltacee ma egualmente difficili da evacuare).

Ulteriori cause sono la scarsa attività fisica, lo stress, l’ansia e la depressione.

Chi è stressato, così come chi è ansioso ha una respirazione toracica, mentre chi è rilassato ha una respirazione addominale, diaframmatica, come quella dei bambini: la pancia si gonfia ad ogni inspirazione e massaggia l’intestino 20,000 volte al giorno, aiutando la peristalsi.

I rimedi yin e i rimedi yang

La saggezza popolare ha identificato numerosi rimedi, in particolare i semi di lino (la linosa, un cucchiaio di semi in un bicchiere di acqua per tutta la notte, al mattino si beve il sopranatante mucillaginoso o anche tutti i semi), i semi di psillio, il kiwi, il fico secco o la prugna secca ammollati, la papaia (mangiata con tutti i semi).

La via macrobiotica raccomanda di portare a ebollizione una tazza di succo di mela senza zucchero con un cucchiaino di agar-agar in polvere, da bere caldo prima di andare a letto.

È un rimedio particolarmente indicato per la stitichezza premestruale, utile anche per le mestruazioni dolorose. Sono rimedi yin, vanno bene per la stitichezza yang, ma non sono indicati per la stitichezza yin, che richiede invece di tonificare, non di rilassare, l’intestino.

Per rafforzare l’intestino e stimolarne il movimento occorrono rimedi yang, ad esempio verdure yang, ottima la zuppa di carote e daikon, oppure il kimpira di carota e radice di bardana (tagliate a fiammifero, saltate nell’olio e condite con tamari, una salsa molto yang).

Le radici sono yang perché affondano nel terreno con l’energia Yang del cielo; le verdure che salgono verso il cielo con l’energia yin della terra sono invece più yin.

La frutta e le verdure a frutto (pomodori, melanzane) sono molto yin e andrebbero limitate se la stitichezza è dovuta a un intestino indolente. Anche il latte va eliminato, mentre va bene la zuppa di miso, yang.

Le prugne umeboshi

Ma il rimedio principe è la prugna umeboshi. Le umeboshi sono una varietà di albicocche coltivate da secoli in Giappone. Vengono raccolte acerbe, fatte essiccare, conservate sotto sale in pressione in barili di legno assieme a foglie di shiso e lasciate fermentare per un anno. Una, due, tre, quattro prugne umeboshi e si fa la cacca.

Se la prugna è percepita come troppo forte per il suo gusto acido e salato si può preparare l’umé-sho-kuzu: sciogliere un cucchiaino di kuzu in una tazza di acqua fredda, aggiungere una prugna umeboshi e portare a ebollizione per tre minuti, aggiungere poche gocce di shoyu (salsa di soia e grano) o tamari e bere caldo; è un brodo salato denso di gusto gradevole, e poi si mangia la prugna cotta, meno aggressiva.

Le umeboshi hanno straordinarie proprietà antinfiammatorie, antiacide, antiemetiche, antifebbrili, digestive… ma è sempre solo un rimedio, mentre prima di tutto dobbiamo interrogarci sulle cause, su dove sbagliamo nel nostro cibo e nel nostro stile di vita.

L’alimentazione industriale e i suoi effetti

L’errore principale dell’alimentazione industriale è stata la raffinazione dei cereali e l’invenzione di mille alternative alla dieta tradizionale ricca di legumi e verdure, quindi di fibre che stimolano la peristalsi e nutrono i microbi che mantengono sano l’intestino.

Ma, attenzione, non si tratta di mangiare crusca, bensì cereali integrali, legumi, verdure, ben più interessanti gastronomicamente, da inserire gradualmente nella dieta per non spaventare l’intestino.

La buona notizia è che si può guarire (a meno che ci siano malformazioni intestinali): nel primo studio DIANA le signore partecipanti, che venivano a seguire corsi di cucina macrobiotica e mangiavano con noi due volte alla settimana, constatarono, con piacevole sorpresa, che dopo solo due mesi di cibi integrali ben masticati avevano risolto i loro problemi di intestino, anche dopo decenni di stitichezze pervicaci.

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