Sebbene la cura di sé passi spesso attraverso il movimento e il cibo, la rigenerazione dell’anima rappresenta un processo ancora più potente e sottile, che richiede il coraggio del silenzio e dell’ascolto.
Chi siamo veramente?
La percezione che abbiamo di noi stessi determina il nostro modo di stare al mondo. Possiamo identificarci totalmente con il corpo, vederlo come un tempio che ospita l’anima, oppure sentirci anime che hanno scelto un corpo per compiere un cammino evolutivo.
Quest’ultima prospettiva cambia radicalmente il rapporto con gli eventi della vita: una malattia o un dolore non sono più solo sventure da maledire, ma diventano tappe di un’evoluzione animica, strumenti per raffinare la nostra essenza
La missione dell’anima
Spesso passiamo la vita a chiedere cosa vorremmo noi dalla vita (salute, abbondanza, successo), ma la vera svolta avviene quando iniziamo a chiederci: “Cosa vuole la vita (o l’anima) da me?”.
L’anima bussa alla porta attraverso malesseri, malinconie o nostalgie di una “dimensione altra” proprio quando stiamo tradendo la nostra missione.
La rigenerazione richiede dunque di onorare la nostra “scintilla divina”, cercando di spiritualizzare la materia e materializzare lo spirito, uscendo dalla mente duale che separa costantemente il bene dal male.
Pratiche di disidentificazione
Per rigenerarsi è essenziale disidentificarsi dai fardelli quotidiani. Ricordare a noi stessi: “Io ho un corpo, ma non sono il mio corpo; ho delle emozioni, ma non sono le mie emozioni; ho dei pensieri, ma non sono i miei pensieri. Al centro resta un nucleo di pura consapevolezza, un centro brillante e libero che è la nostra vera essenza.
Solo ritrovando questo contatto possiamo davvero onorare il privilegio di abitare questa terra.






