Dieta mediterranea e demenza senile

Dieta mediterranea e demenza senile

La depressione è un mercato immenso di farmaci e visite psichiatriche che raramente risolvono stabilmente il problema. Numerosi studi epidemiologici  hanno  suggerito che chi mangia male (eccesso di carni, grassi e zuccheri) ha un rischio aumentato di sviluppare depressione, mentre la dieta mediterranea tradizionale ridurrebbe il rischio, ma in questi studi è sempre difficile separare la causa dall’effetto.  Non si può escludere, ad esempio,  che in qualche studio   alcune persone reclutate come sane e che poi hanno avuto diagnosi di depressione fossero già  depresse al reclutamento.  La depressione  induce a mangiar male: chi è depresso non ha voglia di cucinare e finisce per mangiare quello che capita, e quello che capita è spesso cibo spazzatura.  C’è il sospetto quindi che chi negli studi ha dichiarato di mangiare cibo spazzatura avesse già qualche tratto di depressione. Occorrevano  studi sperimentali  che analizzassero  gli effetti di diversi stili alimentari e finalmente uno studio è stato condotto.  È un piccolo studio ma molto suggestivo che in effetti  suggerisce che con la dieta si possa ridurre la depressione: Felice Jackal e collaboratori (2017 BMC medicine  15:23) hanno condotto un esperimento su  67 persone con diagnosi di depressione suddivise casualmente in due gruppi : uno che riceveva ripetute raccomandazioni  e istruzioni per adottare uno stile alimentare sano e un gruppo di controllo  che partecipava a incontri di supporto sociale senza raccomandazioni alimentari, entrambi per 12 settimane.  Il gruppo di intervento ha aumentato il consumo di  cereali integrali (8,5  porzioni alla settimana) , legumi (1,4 porzioni a settimana), pesce (1,1 a settimana) , olio d’oliva, frutta e latticini (3 porzioni a settimana ciascuno)  e ha ridotto il consumo  di dolciumi, bevande zuccherate,  carni lavorate e fast food  (complessivamente 22 porzioni in meno a settimana). 31 pazienti del gruppo di intervento e 25 del gruppo di controllo terminarono lo studio.  Gli indici di depressione e di ansietà, misurati con questionari  validati ( MADRS e HADS) risultarono significativamente ridotti nel gruppo di intervento.  Dieci pazienti del gruppo alimentare risultarono  in remissione (definita da un punteggio MADRS < 10) contro solo 2 del gruppo di supporto sociale, una differenza statisticamente significativa. Ma come può la dieta agire sulla salute mentale? Attraverso vari meccanismi: la dieta squilibrata verso un eccesso di carni e zuccheri  modifica la plasticità del cervello (con ridotte dimensioni e alterata funzione dell’ippocampo) , aumenta lo stato infiammatorio, lo stress ossidativo, la permeabilità intestinale a molecole tossiche, tutti fattori che possono interferire con il sistema nervoso centrale.  Sempre più dati suggeriscono che questi effetti siano mediati da modifiche del la flora batterica intestinale. Una sperimentazione clinica ha mostrato, ad esempio,  che un probiotico con  bifidobatteri e  lattobacilli è  in grado di ridurre sia la depressione sia l’ansia  (Messaoudi M et al.   2011 Br j Nutr  105:755).